mercoledì 14 novembre 2012

DISHONORED: LA RIVOLUZIONE DEL GAMING

Ciao a tutti raga sono il vostro kingturbine e ben tornati a blogger, ho iniziato la carriera su youtube ed oggi dalla sala computer del mio istituto vi dico che andremmo a recensionare un gioco che sta colpendo videogamer e youtuber.
Arkane studios ha fatto un bel lavoro quest'anno ma andiamo a recensionare il game in tutto e per tutto.
Dishonored è un videogioco d'azione con ambientazione steampunkfantasy. 


Il gioco si svolge nella città di Dunwall, città immaginaria dove tecnologia retrofuristica (steampunk) e paranormale (una sorta di magia) coesistono nell'ombra.
Il protagonista della storia è Corvo Attano, ex guardia del corpo fidata dell'Imperatrice e accusato ingiustamente del suo assassinio e del rapimento della principessa Emily, lasciando la città flagellata dalla peste e guidata da un governo militare oppressivo e armato di tecnologie neo-industriali.
Il giorno prima di raggiungere il patibolo, Corvo viene tuttavia aiutato a fuggire di prigione da alcuni Lealisti dell'impero, dando al protagonista la possibilità di redimere la propria reputazione, divenendo in cambio uno spietato killer conosciuto solo per l'inquietante maschera che copre il suo volto, e dotato di abilità paranormali, donate da l'Esterno, un misterioso essere soprannaturale e semi-divino. L'interfaccia di gioco è simile a quella di uno sparatutto in prima persona anche se la meccanica è di tipo stealth e per molti elementi (anche di ambientazione) ricorda molto Thief: Deadly Shadows e BioShock 2.
A seconda delle varie scelte che verranno operate dal giocatore, il filmato finale varierà tra tre possibili alternative:
Finale Caos Basso: Dopo aver eliminato Havelock, Emily succederà al trono a sua madre e Corvo Attano sarà al suo fianco per guidarla e proteggerla, la peste scomparirà e a Dunwall arriverà l'età dell'oro. Decenni dopo Corvo morirà, e Emily deporrà le sue spoglie vicino alla tomba della madre, poiché per lei Corvo fu più di una semplice guardia reale.
Finale Caos Alto/Emily sopravvissuta: Dopo aver eliminato Havelock e salvato la vita ad Emily, Corvo la aiuterà a sopravvivere e a regnare in una città sull'orlo del baratro, dove caos e corruzione regnano sovrane e dove la peste non si fermerà. Decenni dopo per Corvo sopraggiunge la morte ed Emily, ricordando ciò che aveva fatto per lei, deporrà le sue spoglie vicino alla tomba della madre.
Finale Caos Alto/Emily deceduta: Havelock si lancia giù dalla torre portando con sé Emily, e Corvo non potrà fare altro che osservare. Al suo ritorno in città la peste avrà contagiato la maggior parte del popolo e i ratti avranno divorato le carcasse dei rimanenti, gettando Dunwall nel caos. Il filmato si conclude con Corvo che osserva la tomba del suo amico Samuel, anche lui ucciso dalla peste, e decide di partire con una nave per salvarsi e raggiungere una meta ignota.

martedì 13 dicembre 2011

Call Of Duty: Modern Warfare 3









Mai come per questo Call of Duty l'uscita è stata pubblicizzata in questo modo: per quanto il brand Activision non abbia mai avuto tali problemi per, la “sfida” lanciata da EA con il suo Battlefield 3 e il ritorno allo sviluppo di Infinity Ward, orfana dei suoi “padri” ma accompagnata dagli esordienti Sledgehammer Games, hanno contribuito a generare un’attenzione senza precedenti attorno a Modern Warfare 3.
Ben consapevole che il suo prodotto risulta ormai tecnologicamente arretrato rispetto alla concorrenza, l’accoppiata di sviluppatori ha deciso di puntare tutto sull’ottimizzazione e sull’offerta ludica, quest’ultima in grado di proporre un invidiabile ventaglio di possibilità tra campagna singolo giocatore, cooperativa e l’immancabile online competitivo.





La campagna singolo giocatore di Modern Warfare 3 riprende esattamente dove quella del predecessore aveva lasciato. Gameplay, stile narrativo e ritmo risulteranno familiari ai veterani della saga, proponendo l’ormai consueto “giro del mondo” nei panni di diversi militari impegnati nella lotta contro una terribile minaccia terroristica, anch’essa ben nota.
Dal punto di vista del plot, questo terzo capitolo punta infatti a tirare le fila della storia cominciata con il primo Modern Warfare,permettendo al giocatore di vedere finalmente conclusa la storia che lega Soap, Price, Nikolai e il villain Makarov, cui si aggiungono diversi nuovi personaggi, tra cui Derek Frost della Delta Force e Marcus Burns del SAS. Per quanto i punti di vista siano come di consueto diversi e frequentemente alternati durante l’arco narrativo, si nota un leggero aumento della coesione tra gli eventi (cui contribuisce anche qualche utile, e ispirato, flashback esplicativo, che riprende eventi del passato e ne spiega importanti retroscena), risultante in una storia più comprensibile.
Dal punto di vista del gameplay non si segnalano particolari novità: tre atti, divisi in brevi capitoli, accompagneranno il giocatore per circa 5 ore in una costante guerriglia urbana, alternando missioni ambientate in spazi contenuti ad altre di più ampio respiro, dove le location, perlopiù urbane, riescono a dare il meglio di sé.






Nonostante infatti la linearità e il massiccio utilizzo di script la facciano come sempre da padrone, Londra, Parigi, Amburgo, Praga e Berlino riescono a fare da teatro per scontri meno individualistici rispetto al passato, dove spesso si combatte insieme a veri e propri eserciti, completi di mezzi pesanti e supporto aereo. L’enfasi sul lavoro di squadra, per quanto rilevante più nella contestualizzazione che nelle meccaniche di gameplay vere e proprie, giova alla credibilità delle situazioni belliche, in parte aumentata rispetto al passato.
I “momenti Rambo” e le ripetute citazioni a sequenze già viste nei predecessori tuttavia non mancano (vedasi la meccanica del Breach, che vede il giocatore effettuare irruzioni “al rallentatore” in ambienti chiusi, davvero abusata), così come qualche sparatoria eccessivamente prolungata, con l’immancabile spawn infinito di nemici ad appesantire certi momenti.
Si fa segnalare come sempre la grandissima varietà di bocche da fuoco disponibili lungo il percorso (fucili e armi corte sono moltissimi, ben realizzati e presenti in diverse varianti in base agli accessori). Dal punto di vista dell’intelligenza artificiale, il lavoro svolto è solo buono: i compagni forniscono un supporto tutto sommato risibile, e l’evidente “immortalità” dei comprimari principali rispetto ai restanti commilitoni risalta a volte in modo eccessivo.
I nemici dal canto loro impegnano il giocatore più per l’ottima mira (la quale aumenta esponenzialmente con il livello di difficoltà) che per le manovre sul campo, limitate a causa di una consapevolezza dell’ambiente circostante non sempre buona.
Tra questi alti e bassi la campagna scorre via veloce, regalando alcuni momenti cinematografici davvero riusciti, complice anche l’utilizzo frequente di postazioni fisse montate su veicoli in movimento ed un gusto registico talvolta molto azzeccato (notevolissima una sequenza ambientata a bordo di un aereo fuori controllo).
La corsa a perdifiato riesce a non zoppicare quasi mai, attestandosi quasi ai livelli di quella del capostipite per qualità e portando a un finale sopra le righe ma perlomeno soddisfacente per tutti i fan.





Operazioni Speciali

Dopo i buoni risultati ottenuti in campo cooperativo con Modern Warfare 2, i ragazzi di Infinity Ward e Sledgehammer Games hanno deciso di porre particolare enfasi sulle Spec-Ops, questa volta divise in due modalità: le Missioni porteranno nuovamente due giocatori ad affrontare una serie di livelli in parte inediti, in maggiormente ispirati alla campagna singolo giocatore (in tutto 16), volti a enfatizzare il lavoro di squadra.
Survival si configura invece come una sorta di modalità Orda (una tradizione cominciata con il secondo capitolo di Gears of War): le 16 mappe per il multiplayer competitivo ospiteranno ondate di nemici via via sempre più ostiche da affrontare, accompagnate dalla possibilità per i giocatori di acquistare nuovo equipaggiamento con i punti accumulati in partita.
Per quanto non tutte le Missioni presentino la medesima qualità e durata (decisamente deboli quelle nel poligono di tiro), nel complesso l’esperienza si rivela molto divertente da condividere con un amico e sufficientemente longeva: almeno tre ore alla prima passata, anche se vedersi riconoscuto il massimo del punteggio possibile in ogni missione (ossia tre stelle) non sarà affatto semplice e richiederà ulteriore impegno e tempo di gioco.
Discorso a parte per la modalità Survival, novità per la serie: la modalità si è rivelata divertente grazie all’ottimo assortimento di nemici nelle varie ondate (dai soldati standard si passa presto ai kamikaze imbottiti di esplosivo, presenti anche in “forma canina”, ai mini-boss vestiti con tuta Juggernaut e molti altri) e alla buona varietà di equipaggiamento acquistabile presso gli appositi terminali. Non solo armi, infatti, ma anche aiuti più massicci, come attacchi aerei (ripresi direttamente dalle ricompense per i killstreak del multigiocatore competitivo) e squadre di supporto guidate dall’intelligenza artificiale.
Nel complesso la modalità riesce a differenziarsi nettamente da Nazi Zombies tradizionalmente offerta dai Call of Duty targati Treyarch, grazie ai punti di spawn dinamici, all’equipaggiamento acquistabile molto più vario e alla natura più tattica del design delle ambientazioni, proponendo un’aggiunta consistente alla già ricca offerta del titolo.
Inoltre,nonstante le modalità siano state studiate appositamente per essere godute in compagnia di un amico, è stata prevista la possibilità di affrontarle in solitaria, accompagnati dall’intelligenza artificiale: una parte del divertimento andrà sicuramente persa, ma in questo modo l’offerta di Modern Warfare 3 diventa più longeva anche per il singolo giocatore.






Comparto multigiocatore

Procedendo sulla strada dei capitoli precedenti, il comparto multigiocatore competitivo di Modern Warfare 3 propone un ottimo numero di modalità e mappe.
Le seconde, ben 16, si ispirano in parte alla modalità singolo giocatore, proponendo una buona alternanza tra ambientazioni chiuse e aperte, come sempre ricche di percorsi alternativi e dislivelli tatticamente interessanti. Le dimensioni perlopiù generose offrono ampie chance a ogni tipo di giocatore, dal cecchino all’appassionato di scontri ravvicinati.
Le vere novità del comparto risiedono però nella progressione del personaggio, nei Perk a corredo e nella gestione delle Killstreak (sequenze di uccisioni).
La progressione in livelli è stata estesa anche alle armi, le quali accumuleranno punti esperienza permettendo al giocatore di accedere a nuovi gadget da equipaggiare, dai lanciagranate ai diversi mirini (riguardo a questi ultimi, segnaliamo l’introduzione di quelli ibridi, un insieme di red dot e ottica rimovibile), e a un unico slot per un perk dedicato, definito weapon proficiency, come ad esempio Kick, che riduce il rinculo durante il fuoco mirato, o Attachments, che permette di equipaggiare due gadget sullo stesso ferro (andando a sostituire il perk Bling di Modern Warfare 2). Completamente rimossa invece la valuta di gioco vista in Black Ops (i cosiddetti COD Point), abbandonata in favore del classico sistema di sblocchi visto nei precedenti Modern Warfare.
I Perk contano sei nuove introduzioni e un generale ribilanciamento, a nostro parere positivo: il largamente sgradito Last Stand è stato completamente rimosso, Matryrdom rimane come Deathstreak (quindi ottenibile solo dopo 4 morti consecutive e sbloccato solo al livello 51).
Il nostro unico dubbio è relativo ad un’eccessiva efficacia di Assassin, in grado di rendere il giocatore invisibile agli UAV, ai radar portatili, alla rilevazione termica e ai sensori di battito cardiaco: potrebbe infatti incentivare molto il camping indisturbato, anche se questo andrà verificato in futuro, quando la massa si sarà riversata sulle mappe.
Davvero notevole il lavoro svolto sulle Killstreak, ora meglio note come Pointstreak: per la prima volta nella saga infatti, i giocatori potranno accumulare i preziosi punti anche completando gli obbiettivi di gioco (nelle modalità che lo concederanno), come piantare una bomba in Cerca e Distruggi o catturare una bandiera nell’omonima stipulazione.
Inoltre, i Poinstreak sono stati divisi in tre alberi differenti: Assault, Support e Specialist.
Il primo annovera i classici attacchi distruttivi, come gli elicotteri o il supporto aereo, il secondo è invece dedicato ad aiutare la propria squadra, con giubbotti antiproiettile e droni da ricognizione in grado di individuare i nemici, Specialist invece sblocca un perk aggiuntivo (fino a 3) per ogni gradino raggiunto (2, 4 o 6 uccisioni).
I punti accumulati in Assault e Specialist si resettano con la morte del giocatore, mentre quelli di Support rimangono attivi.
Rimane naturalmente la possibilità di personalizzare le ricompense dei Pointstreak, selezionandole tra diverse alternative, permettendo una personalizzazione molto più approfondita che in passato e un generale bilanciamento.
Invece che cercare costantemente la catena di kill, i giocatori sono ora più portati a cooperare e a completare gli obbiettivi di gioco, un concetto che gioverà senza dubbio all’esperienza generale.
Chiudono il cerchio di novità alcune modalità inedite, tra cui spicca senza dubbio Kill Confirmed: questo particolare deathmatch a squadre costringerà i giocatori non solo a uccidere i membri del team avversario, ma anche a raccogliere le loro dogtag per accumulare punti, con la possibilità di “negare” un uccisione avversaria recuperando le piastrine della propria squadra. Eliminando completamente il camping, questa modalità si è rivelata come una delle più divertenti e tattiche.
Molto interessante anche Team Defender, un Cattura la Bandiera dove quest’ultima non va portata alla base, ma mantenuta il più a lungo possibile, in quanto la squadra che ne è in possesso ottiene punti doppi per le uccisioni: ottima per chi ama il lavoro di squadra.
Interessanti anche i Match Privati, i quali conservano tra le loro fila diverse modalità introdotte da Black Ops, come il Gun Game e One In The Chamber, introducendo alcune modalità di qualità alterna. Una delle meno riuscite è risultata Juggernaut, in cui un giocatore si troverà ad indossare la gigantesca tuta protettiva mentre tutti gli altri gli daranno la caccia, creando un totale caos sulle mappe.
Nel complesso, Modern Warfare 3 non rivoluziona la formula ormai ben nota proposta dai suoi predecessori, limitandosi a imparare dai propri errori e ribilanciando con successo la formula.
Le nuove modalità e la completa revisione dei Pointstreak incentivano soprattutto il lavoro di squadra, scoraggiando nella maggior parte dei casi il camping. La formula piacerà come sempre agli appassionati del brand e il prezzo del biglietto è pienamente giustificato dalla ricchezza dell’offerta.
Di certo, anche in questo nuovo capitolo non c’è stato grande spazio per l’innovazione, né tecnologica né concettuale, o lo sviluppo di idee davvero nuove in campo multigiocatore, un qualcosa che speriamo possa vedersi in futuro.


Comparto tecnico
La quinta versione dell’IW Engine (ribattezzata MW3 Engine) porta sulle console HD uno spettacolo visivo di tutto rispetto, sebbene l’età del motore originale si faccia ormai sentire in maniera maggiore ad ogni nuova uscita.
La scelta di ambientare la nuova campagna (e di conseguenza buona parte delle mappe multigiocatore) in location urbane ha posto nuove sfide agli sviluppatori, i quali hanno risposto aggiornando il sistema di streaming delle texture, proponendo ambientazioni dal respiro decisamente più ampio che in passato.
Le sequenze ambientate tra i palazzi di New York o sul lungo Senna di Parigi colpiscono soprattutto grazie all'ottimo design e al buon lavoro svolto sull'effettistica, mentre lasciano a desiderare la densità poligonale degli elementi di contorno e una certa mancanza di rifiniture, come l'aliasing diffuso e frequenti texture in bassa definizione. I crolli di edifici, naturalmente pre-calcolati, riescono comunque a catturare l'occhio, sebbene si noti la natura assolutamente scriptata degli eventi.
Discreto il comparto animazioni, anch'esso soggetto a qualche defaillance.
Tutto questo come sempre a favore del frame rate, inchiodato sui 60 frame per secondo e mai soggetto a cali.
Notevole il lavoro svolto sul comparto audio, nettamente migliorato rispetto ai primi capitoli: ancora lontano da quello della concorrenza targata EA, eppure molto più diversificato nelle campionature ed enfatizzato nei bassi.



COMMENTO FINALE
Noi di Videogames Smania riteniamo che sia stato fatto un grandissimo progresso e anche l'offerta online è migliorate moltissimo,nonostante graficamente il gioco non abbia fatto grandi passi avanti Modern Warfare 3 si conferma un ottimo gioco sopratutto grazie alla grande offerta dell'online.A questo punto noi aspettiamo solo un miglioramento grafico da parte di questo gioco.

domenica 11 dicembre 2011

Mario kart 7




Siamo finalmente arrivati a sette con la serie "MARIO KART",un gioco che ormai è diventato un classico per le console nintendo,sin dal primo game boy fino alle più tecnologiche wii e nintendo 3Ds



Iniziamo dai contentuti di questo nuovo capitolo di Mario Kart, principalmente diviso in due parti principali, una dedicata al gioco in singolo ed una al multiplayer, sia locale che online. La chiave della modalità in singolo è come sempre il Gran Premio, ovvero la solita successione di quattro magnifiche tappe, da completare nella posizione migliore allo scopo di vincere la magnifica coppa d’oro. Si ripropone anche qui la distinzione tra le classi 50cc, 100cc e 150cc, in rigido ordine di velocità dei kart e difficoltà. Se ciò è senza dubbio un aiuto per i giocatori alle prime armi con Mario Kart,sarebbe giusto,a favore dei giocatori con più esperienza, che Nintendo organizzasse diversamente tale opzione. Per chi è già abituato alla serie, la classe 50cc è di un livello che lo ammorba, per la lentezza e mancanza di sfida, ma va obbligatoriamente completata per ottenere i livelli sbloccabili e le stelline vicino al profilo dell' utente: un obbligo.Al quale si potrebbe tranquillamente scappare rendendo,la cilindrata, un’opzione di difficoltà in una modalità autonoma, o eliminandola direttamente a favore di un selettore classico, dal facile al normale.




Dopo questo lamento va aggiunta una cosa che come il resto è del tutto familiare: ci troviamo di fronte le solite
quattro coppe con tracciati inediti, realizzati per l’occasione, ed altre quattro con dei graditi ritorni dal passato: ogni gran premio va vinto per sbloccare quello successivo, ed ecco di cosa è costituita principalmente l’esperienza in singolo. Andare avanti, conquistare coppe d’oro e magari le stelline, sbloccare poi quella mole di contenuti che se in Mario Kart Wii era enorme, nella sua controparte 3DS è fortemente ridotta. Introduciamo quindi il discorso sulla personalizzazione dei kart. Una delle caratteristiche più innovative
di Mario Kart 7 è l’opzione di realizzare il kart più adatto alle proprie esigenze, potendo scegliere la componente adatta tra tre opzioni: corpo del kart, ruote e deltaplano. Ogni elemento si sblocca una volta raccolto un certo numero di monetine, che tornano a popolare i tracciati come ai vecchi tempi. Nonostante la vasta gamma di sbloccabili, non ci riteniamo del tutto soddisfatti sotto questo punto di vista (venendo dai fasti di Mario Kart Wii), così come non possiamo esserlo pienamente riguardo il roster di piloti a nostra disposizione, anch’esso ridotto rispetto all’episodio precedente. Possiamo invece ritenerci soddisfatti riguardo l’impatto di questa opzione sul gameplay, che rimuove le limitazioni tra kart e piloti, rendendo ogni elemento disponibile per tutti, e permette dunque una personalizzazione totale. E' possibile di fatto potenziare la velocità di punta, la maneggevolezza, il fuoripista ed altre caratteristiche in maniera precisa, a differenza dei vecchi capitoli della saga in cui veniva scelto il mezzo più vicino ai propri gusti. E le differenze tra mezzo e mezzo si sentivano tantissimo, anche solo con un piccolo cambio di ruote, così come ci s’accorge delle migliori performance degli elementi che andiamo piano piano sbloccando nelle nostre pazze corse tra i tracciati del Regno dei Funghi.





Noi di Videogames Smania non possiamo essere soddisfatti dell'impegno messo dalla nintendo per fare un nuovo capitolo di una saga cosi blasonata,ma infondo noi non siamo neanche soddisfatti della console sui cui è uscito questo gioco ovvero il Nintendo 3Ds.
La Nintendo poteva fare meglio mentre le opzioni aggiunte da Nintendo non sono granchè.
La grafica ci soddisfa ma il gioco non ci soddisfa pienamente come avevamo già precisato.

GIOCHI PIU VENDUTI DEL MESE:XBOX 360





Ecco la classifica dei giochi per Xbox 360 più venduti nel mese di dicembre.


  1. Assassin's creed Revelation
  2. Call of Duty:modern warfare 3
  3. The Elder Scrolls V:Skyrim
  4. Halo:Combat Evolved anniversary
  5. Kinect sports:stagione 2
  6. Fifa 12
  7. F1 2011
  8. Call of duty 4:modern warfare
  9. Saints Row 2
  10. Battlefield 3
  11. Saints Row the third
  12. Kinect sports
  13. Castlevania: Lords Of Shadow
  14. Gears Of War 3
  15. your shape fitness evolved 2012
  16. Forza Motorsport 4
  17. Nba 2K12
  18. Test Drive Unlimited 2
  19. Pes 2012
  20. Need For Speed: The Run

sabato 10 dicembre 2011

Rayman: Origins







Rayman Origins è un vero e proprio ritorno alle origini della serie: "Rayman" e dei videogiochi stessi, lasciando da parte tutti gli orpelli che si trovano praticamente in ogni titolo di nuova generazione. Niente modalita online, niente collegamento con i social network, Internet "non esiste" in Origins.

Ubisoft offre al giocatore: una grafica meravigliosa di un gioco che per la prima volta fa la sua apparizione su ps3, un design curato in ogni più piccolo dettaglio ,la totale assenza di bug ma soprattutto il gameplay che pur essendo basilare coinvolge totalmente il giocatore.

Nonostante la sua natura retrò, comunque, Rayman Origins è molto attuale, grazie anche ad una grafica HD completamente disegnataa mano, caratterizzata da animazioni eccellenti.






Quando parliamo di animazioni eccellenti non scher
ziamo, visto che la qualità visiva offerta da Ubisoft in questo caso potrebbe tranquillamente essere paragonata a quella di un cartone animato. Ogni movimento, dal più piccolo al più ampio, cattura l’occhio del giocatore coinvolgendolo.

Alle ipnotiche movenze dei protagonisti,si vanno ad affiancare le animazioni delle bizzarre creature che popolano le ambientazioni di gioco, a loro volta caratterizzate dalla medesima cura per i particolari. Tra sogghigni e sballonzolamenti, in questo gioco c’è un arte che potrebbe impressionare il più abile degli animatori.

Parlando dei livelli in cui è ambientata la storia, impossibile non soffermarsi sulla geniale creatività che li caratterizza.Il mix spiazzante di elementi del tutto sconnessi tra loro ma molto affascinanti ha dell’incredibile, tanto che vagando fra quei luoghi strambi, capita più di una volta di lasciarsi distrarre dalle follie sullo sfondo dello scenario




La splendida veste grafica, non sarebbe bastata a rendere questo capolavoro un gioco da avere ad ogni costo, se la giocabilità non fosse stata cosi stupenda. Fortunatamente il lavoro dei programmatori di questo tesoro non si è fermato al comparto tecnico.

Il gameplay di Origins è tanto basilare quanto divertente e, mescolando una vasta gamma di elementi, riesce a incollare i giocatori allo schermo sia in single player che in multiplayer(non online). L’obiettivo del gioco è la raccolta dei numerosi Electoon sparsi per le ambientazioni, in modo da creare un ponte fra i livelli e proseguire lungo il difficile cammino creato dal team di sviluppo.

Il recupero di queste creature non è semplice e richiede tutta l’abilità del giocatore per completare la sfida al 100%. Come da classico della serie, proseguendo con l’avventura, Rayman ottiene abilità sempre nuove indispensabili per affrontare ostacoli specifici dei livelli.





Questo gioco secondo noi di Videogames Smania(avendo giocato alla demo scaricabile da PSstore) è buono e coinvolgente, un ritorno in grande per la serie di Rayman,l'unica cosa che ci lascia perplessi è l'assenza delle funzioni online.Nonostante ciò questo gioco resta un ottimo lavoro da parte di ubisoft è il creatore della serie di rayman Michel Ancel.

Uncharted 3:L'inganno di Drake




Non è facile reggere il peso delle aspettative. E attorno ad Uncharted 3, di certo, se ne sono assiepate moltissime. L'esclusiva firmata Naughty Dog, del resto, ha saputo sfruttare al massimo il vertice dell'eccellenza tecnica ed artistica su Playstation 3, sfruttando un gameplay funzionale e sempre vivace per interpretare alla perfezione la dimensione “avventurosa” del videogioco moderno.


ECCO IL TRAILER DEL GIOCO








Oltre il peso schiacciante dell'Hype, il ritorno di Nathan rappresenta davvero una pietra miliare di questa epoca videoludica. Perchè in fondo “L'Inganno di Drake” fa propri molti dei tratti distintivi che hanno monopolizzato gli sforzi creativi delle software house, segnando in maniera indelebile i giochi di questa generazione. Da una parte la spettacolarità ad ogni costo, il senso del ritmo, e la predominanza della recitazione digitale. Dall'altra l'interazione dinamica con l'ambiente, dalle coperture alle scalate, sempre collocata nel solco di una linearità controllata, scandita da una regia attentissima. Inoltre è stato concesso ampio al multiplayer.
Ovviamente, il fatto mirabile non è che l'esclusiva Playstation 3 abbracci tutti questi “valori”, ormai piuttosto comuni. Ciò che ammalia è invece un risultato che supera “la somma delle parti”, incanalando l'impegno produttivo di uno dei più talentosi team della storia recente per consegnare al popolo di giocatori un capolavoro sfaccettato, e, in buona sostanza, un action davvero superlativo.





Non vogliamo svelarvi più di tanto la trama, ma è d’obbligo accennare alle avventure che vedranno Nathan e Sully ancora una volta nel bel mezzo di scazzottate e sparatorie. Come saprete ormai in molti, questa volta ci ritroveremo a volta, a dare battaglia ad una pericolosa setta cospirativa le cui radici affondano nei secoli fino a 400 anni prima, ai tempi del regno della regina Elisabetta I d’Inghilterra, guidata da Katherine Marlowe, vero antagonista dei nostri eroi, che si paleserà al nostro cospetto già nelle prime sessioni di gioco. Non sarà un bell’incontro, non almeno per i nostri protagonisti, che addirittura rimarranno uccisi (?) in una sparatoria in uno squallido e buio vicoletto della città. E tutto per un anello. Non vogliamo spoilerarvi nulla, ma speriamo di aver catturato la vostra attenzione con questa stramba, ma veritiera, presentazione.





Passiamo all’avventura vera e propria. L’inizio riserva qualche sorpresa. Questa volta, infatti, il panorama che vi accoglierà sarà ben diverso dai precedenti. Se nel primo dovevamo fare i conti con un aereo in caduta libera su una fitta giungla, mentre nel secondo ci risvegliavamo su un treno posizionato in un dirupo profondissimo, in questo terzo ci sarà un moderno bar ad accoglierci. L’inizio di gioco ci lascerà un po’ spiazzati. Sembra un titolo più moderno, che abbandona inizialmente l’avventura in stile “Indiana Jones” per potare la trama su un’ambientazione più moderna. E’ un modo per rendere l’avventura più originale, fresca e moderna. Dopo tutto, uno stacco necessario per incuriosire il giocatore, ancora e ancora. Addirittura i primi capitoli di gioco ci riporteranno ad affrontare il passato di Nathan, potendo controllare un piccolo furfantello di quartiere, che incontra per la prima volta Sullivan. Come avrete capito la narrazione avrà un ruolo fondamentale in quest’avventura, e come sempre il reparto tecnico e la direzione artistica aiutano a creare un capolavoro che riesce a usufruire al meglio delle potenzialita della play station 3.





La varietà di situazioni in cui potremo trovarci è vastissima, così che non compariranno situazioni monotone e poco interessanti. La vivacità nel gameplay è accompagnata da un reparto grafico di prim’ordine. C’era da aspettarselo e l’altissima qualità del reparto tecnico è tale da sfruttare al meglio tutta la potenza hardware della console. Dubito che in questa generazione videoludica ci sia ancora spazio per margini di miglioramento. I volti dei protagonisti sono stupefacenti, l’orizzonte visivo impareggiabile e le ambientazioni che si susseguono suggestive. Le sequenze di intermezzo sembrano delle scene tratte da un film, e le sfaccettature che assumono i volti durante le varie scene, sia in game che di intermezzo, sono davvero realistiche. Difficile aspettarsi qualcosa di più da questo terzo episodio anche sul versante audio. Sin dal primo episodio Naughty Dog ha investito moltissimo sul versante artistico e il doppiaggio audio italiano è uno dei migliori nel panorama videoludico. A questo si affianca un background sonoro orientale impegnativo, suggestivo, in grado di far venire la pelle d’oca al giocatore, che si immerge nella storia e si accanisce, missione dopo missione, nell’obiettivo prefissato



Personalmente noi di Videogames Smania abbiamo giocato a questo capolavoro, vi assiucriamo che rimarrete sicuramene con il fiato sospeso dall'inizio alla fine di questa meravigliosa avventura tra scenari iper realistici.
Questo era uno dei giochi più attesi dell'anno e non ha deluso per niente le aspettative come spesso succede nei seguiti di grandi giochi,ma Naughty Dog ha fatto un grandissimo lavoro e io consiglio vivamente il gioco a tutti gli appassionati del genere.